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Il Mobbing in azienda

Il termine mobbing deriva dall’inglese to mob, che significa “attaccare”, “accerchiare”, ed è stato introdotto in Psicologia del Lavoro da Heinz Leymann a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.

L’autore definisce mobbing qualsiasi azione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa – propria e
altrui – e lì vi è costretto per mezzo di continue attività mobbizzanti.
Perché si possa parlare di mobbing, le azioni sopra descritte devono verificarsi con una frequenza piuttosto alta e su un lungo periodo di tempo, indicativamente sei mesi.

Gli effetti del mobbing sulla salute delle persone possono manifestarsi a diversi livelli: un’alterazione dell’equilibrio socio – emotivo, di quello psico – fisiologico e del comportamento, disturbo post – traumatico da stress e attraverso il burnout (esaurimento emozionale e psicofisico dell’individuo).

Invece, per quanto riguarda le conseguenze del mobbing a livello di gruppo si registrano un abbassamento degli standard di efficacia ed efficienza associato ad un calo della produttività, all’incremento del tasso di turnover, all’aumento dell’assenteismo, e alle
richieste di risarcimento da parte delle vittime.

Il mobbing può avere un effetto negativo sul clima organizzativo, sulla qualità delle comunicazioni, sul commitment, sulla motivazione del personale e sulla soddisfazione lavorativa.

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